Delitto e Castigo

Dostoevskij mi ha accompagnata per diversi mesi: volevo sviscerare ogni parola, godermi ogni sguardo ed ogni emozione dei personaggi, volevo entrare a piè pari in quelle seicentocinquantaquattro pagine e non uscirne più.
Ora, a lettura terminata, vi lascio con un elenco puntato sui

Cinque buoni motivi per leggere Delitto e castigo:

(Perché sì, dovete leggerlo!)

1. E’ umano
Delitto e castigo è un capolavoro anche e soprattutto perché mette nero su bianco tutta la limitatezza e la sofferenza che si annida nell’animo umano. Raskol’nikov non è solo un protagonista, un assassino, un pazzo. Raskol’nikov è la rappresentazione dell’uomo ed è più attuale che mai. I suoi pensieri, sia quelli razionali sia quelli in preda al delirio, mostrano in tutta la loro contraddittorietà quanto si possa essere tragicamente in balia tra il proprio istinto, il proprio ego e la propria ragione.

Non piangere per me, cercherò di essere coraggioso e onesto per tutta la vita, anche se sono un assassino.

2. E’ attuale
I sentimenti umani, soprattutto quelli più profondi ed istintivi, sono universali, prescindono dal tempo e dallo spazio ma, in Delitto e Castigo, c’è un aspetto ulteriore a questo: Raskol’nikov, infatti, ha una concezione gerarchica del mondo e delle persone che lo circondano. Esistono a suo parere essere umani di serie A (i pidocchi) ed esseri umani di serie B (i Napoleoni) ed è proprio in virtù di questo ragionamento che egli decide di sporcarsi mani ed anima di sangue. Coloro che appartengono ad un ordine superiore possono e devono decidere le sorti di coloro che appartengono all’ordine inferiore.
(Solo a me vengono in mente nomi come Salvini, Meloni, Le Pen, Daesh, Trump?)

3. Profonda introspezione dei personaggi
Credo di non aver mai letto altri romanzi in grado di sviscerare così intimamente l’animo dei personaggi. Al lettore viene infatti concessa una lente d’ingrandimento dinnanzi alla nudità spirituale dell’essere umano quindi grazie, Dostoevskij.

4. Delitto, castigo e rinascita
Visione apertamente cattolico cristiana ma, a prescindere dalla fede di ognuno di noi, il riscatto molare resta un valore universalmente riconosciuto. Sonja, con tutto l’amore, la pazienza e la dedizione del mondo, gli mostra la strada per il perdono. Di sé stesso, innanzitutto, e della sua superbia.
Noi vediamo una timida fenice rinascere sofferente dalle proprie ceneri.

Accettare la sofferenza e con essa riscattarti, ecco cosa devi fare.

5. Perché no?
Non trovo motivi per non leggere Delitto e castigo.
Si fa leggere voracemente ma lo si può affrontare anche con calma, fa riflettere profondamente, è struggente, lo chiudi, lo rimetti sul comodino e ti senti quasi stanco: ti sembra di aver commesso tu stesso il delitto, di aver affrontato con angoscia e terrore il senso di colpa e di averlo estirpato a fianco del caro Raskol’nikov. Non è forse tutto questo che cerchiamo in un libro?

Sapete come vi considero. io? Vi considero uno che anche a strappargli le budella, se ne sta lì a guardare i suoi carnefici, col sorriso sulle labbra, ma solo se trova una fede, se trova Dio. Su, trovatela e vivrete.

 

Maus di Art Spiegelman

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Quelli che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo.
(Questa  frase si trova incisa in trenta lingue su un monumento nel campo di concentramento di Dachau)

La realtà dell’Olocausto mi ha da sempre profondamente segnato, fin da quando, a dieci anni, iniziai a leggere Diario di Anne Frank. Ai tempi facevo fatica a comprendere il perché degli eventi, a dare un senso alle vicende. D’altronde, nelle fiabe i buoni vincono sempre ed i cattivi non sono mai così cattivi. Mi informavo, leggevo, cercavo fotografie, chiedevo ai miei nonni cosa fosse davvero la seconda guerra mondiale. Ad oggi la maturità e gli studi di psicologia mi offrono qualche risposta in più ma, nonostante tutto, quel nodo a livello dello stomaco è sempre presente ogni volta che si parla di genocidio.

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Maus è un romanzo a fumetti che mi ha messa al muro. E’ davvero difficile per me, ora, a fine lettura, trovare le parole.
Art Spiegelman (1948) iniziò a lavorarvi dagli anni ’70, per poi pubblicarlo a puntate tra il 1980 ed il 1991 tramite la casa editrice statunitense Raw (fondata dallo stesso Spiegelman e dalla moglie Françoise Mouly). Le edizioni iniziali, compresa quella italiana a cura della casa editrice Milano Libri, presentavano l’opera divisa in due volumi: Mio padre sanguina storia (6 capitoli) in cui viene presentato il protagonista, Vladeck (padre dell’autore), ed in cui si mostra l’inasprimento delle condizioni di vita degli ebrei in Polonia degli anni precedenti allo scoppio della guerra e E qui sono cominciati miei guai (5 capitoli) in cui le atrocità dell’Olocausto emergono in tutta la loro brutalità.
Dal 2000 la casa editrice Einaudi ha messo in commercio un unico volume, la cui ultima edizione si preoccupa, mediante un’accurata traduzione, di trasmettere non solo informazioni di contenuto ma anche tutte le sensazioni che il testo in lingua originale, narrato dalla parlata ebraico-newyorkese di Vladeck, suscitava nel lettore.

Maus è una graphic novel autobiografica che si sviluppa su due livelli: il primo, ambientato durante gli anni della stesura del romanzo, in cui emergono sia aspetti relativi al difficile rapporto tra Art ed il padre sia le conseguenze che la pubblicazione di Mio padre sanguina ha sull’autore; il secondo, conoscibile grazie ai flashback generati dal racconto di Vladeck, è ambientato durante gli anni della guerra e narra la faticosa vita di Vladeck e Anja (genitori di Art), delle loro famiglie e di tutti gli ebrei durante la seconda guerra mondiale.

Passato e presente sono costantemente intrecciati, le conseguenze dell’Olocausto sono intergenerazionali e per le generazioni successive non voltarsi indietro, non chiedere, è impossibile. Art cerca di dare forma alle atroci cicatrici nell’animo del padre senza tuttavia voler dare una chiave di lettura particolare. Disegna e scrive per mostrare. Non c’è altro da aggiungere.
L’orrore non ha bisogno di altro, basta a sé stesso.

Interessante e struggente la scelta di rappresentare i personaggi mediante la metafora del mondo animale: gli ebrei sono topi, i tedeschi sono gatti, gli americani sono cani, i polacchi sono maiali ed i francesi sono rane. In realtà dietro a questa scelta allegorica che a primo impatto potrebbe sembrare banale c’è una serie di rimandi culturali e letterali che solo dopo essermi minuziosamente informata ho potuto cogliere e comprendere a pieno.

“Mickey Mouse è il più miserevole ideale mai esistito… I sentimenti salutari dicono ad ogni giovane indipendente e a ogni persona dignitosa che il parassita sporco e immondo, il peggiore portatore di malattie del regno animale, non può essere il tipo ideale di animale… Basta con la brutalizzazione giudaica della gente! Abbasso Mickey Mouse! Indossate la svastica!” 
da un articolo di giornale, Pomerania, Germania, a metà degli anni Trenta

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 “I simboli che uso per le diverse nazionalità in questo libro non sono i miei. Li ho presi in prestito dai Tedeschi (…) Il vero soggetto del libro è l’uguaglianza tra gli esseri umani. E’ una follia separare nettamente le cose con demarcazioni di carattere nazionale o razziale.”
Art Spiegelman durante un’intervista

Il bianco ed il nero di cui sono composte tutte le tavole valorizzano ulteriormente la drammaticità di ciò che si sta leggendo, rendendo Maus estremamente realistico e doloroso. I disegni sono ricchi di dettagli, il tratto scuro e deciso taglia la pagina e, con lei, anche noi.

In questo libro Spiegelman vuole realizzare la sua vendetta personale contro i colpevoli dell’orrore che ha distrutto la vita dei suoi genitori, rendendoli incapaci di stabilire un rapporto funzionale con lui. A tal proposito, l’ultima tavola del libro (pp. 292) è, forse, la più straziante di tutte poiché conferma come, dopo aver vissuto certe crudeltà, l’essere sopravvissuti sia totalmente relativo.

Non trovo nessun motivo per rimandare la lettura di questo romanzo a fumetti.
E’ meraviglioso in tutta la sua sofferenza.

★★★★★

 

Preferiti del mese – Dicembre 2016

Okay, spalle al muro: in realtà non volevo aprire la rubrichetta molto teenagers “I preferiti del mese” ma stamattina avevo del tempo libero e mi sono detta “Scriviamo un articolato semplice semplice sul blog!” ed eccomi qui.
E poi è l’Epifania, qualcosina dovevo pur fare. [Anche se a Brescia non si festeggia, noi abbiamo la bellissima Santa Lucia non vedente che ci dona gioia di vivere già da inizio Dicembre].

Libri

“Sette minuti dopo la mezzanotte”, P. Ness e S. Down. Illustrazioni di Jim Kay (sì, lo stesso Jim Kay che ha creato le meraviglie delle edizioni illustrate di Harry Potter). Ne ho brevemente parlato anche qui.

Articoli
I 50 libri più belli del 2016 : Selezione molto interessante che ha confermato gran parte della mia wish list.
Proviamo a usare internet per scoprire un nuovo modo e non per insultare 
di Nicola Lagioia, Internazionale.

Film

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Star Wars.
Ebbene sì, mi sto guardando tutta la saga e il mio personaggio preferito per sempre nei secoli dei secoli resterà sempre R2D2 (o C1P8)

Canzoni


Beauty
Tinta labbra In my Birthday suit by Mulac Cosmetics.
Un perfetto nude scuro, no transfer, che dura tutto il giorno e non stanca mai. E’ una droga ormai.

 

Citazione
È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. – Anna Frank, Diario

Random
Il soggiorno presso il Blumon Break durante Capodanno.
Le mie montagne e la pace dei 
sensi.

⛄❄❤ #31dicembre #winter4igers

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Una sauna tutta per me. ❄⛄

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Buongiorno 🎄⛄

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E voi? ♡

Buoni propositi letterali – 2017

Non mi sono mai impegnata nello stilare liste dei buoni propositi, non ne ho mai sentito la necessità. Quest’anno, invece, sento il bisogno di porre ordine nella mia vita, di creare un senso anche alle piccole cose per poter raggiungere obiettivi in modo più sereno ed efficace.

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Ieri mi sono trovata davanti alla mia libreria con carta e penna e, dopo aver selezionato le letture per la Top 10 dell’anno appena trascorso, mi sono appuntata tutti i libri che ho acquistato nel corso degli anni ma non ho ancora letto.

  • Delitto e castigo, F. Dostoevskij (in lettura)
  • Cime tempestose, E. Bronte
  • Il deserto dei tartari, D. Buzzati
  • Emma, J. Austen
  • Persuasione, J. Austen
  • Ragione e sentimento, J. Austen
  • Mansfield Park, J. Austen
  • L’abbazia di Northanger, J. Austen
  • Ultime lettere di Jacopo Ortis, U. Foscolo
  • Addio alle armi, E. Hemingway
  • Capolavori (Vol. I e II), W. Shakespeare
  • La bellezza delle cose fragili, T. Selasi
  • La Ferocia, N. Lagioia
  • Nove racconti, J. D. Salinger (per ora ho letto solo i primi tre)
  • Come Dio comanda, N. Ammaniti
  • La frantumaglia, E. Ferrante
  • La nausea, J. P. Sartre

Graphic novel:
– MAUS, Art Spiegelman
– Appunti per una storia di guerra, GIPI
– Gli ignoranti, E. Davodeau

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Ecco, dunque, la mia promessa a me stessa, nonché buon proposito per il 2017: una piccola (?!) lista con indicazioni sui libri da leggere:

  • Leggere almeno 3 tragedie di Shakespeare (#maratonashakespeariana)
  • Leggere almeno 3 libri di Philip Roth (#lascalatadeiRoth)
  • Leggere almeno 3 classici
  • Leggere almeno 3 graphic novel
  • Leggere almeno 3 libri in ebook
  • Leggere almeno 3 nuove uscite
  • Leggere almeno 6 libri già presenti in libreria

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E voi? Avete buoni propositi, letterari e non, per il nuovo anno?
Della mia TBR avete già letto qualche titolo?
Accetto consigli!

Top 10 – I migliori libri letti nel 2016

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IL 2016 è stato un anno di lettura lenta ma costante.
Il bilancio non merita una standing ovation ma sono comunque soddisfatta: ho letto 23 libri, tra cui diverse graphic novel. Mi sono approcciata a nuovi autori e ne ho approfonditi altri, già conosciuti ed amati. Ho dedicato tempo ed energie su tematiche relative al mio corso di studi ma mi sono ritagliata del tempo anche per entrare in altri mondi, talvolta magici, talvolta strazianti, talvolta divertenti. Ho sempre cercato di approcciarmi ad ogni pagina stampata con un atteggiamento critico, senza tuttavia impedire all’autore di stupirmi.

Complessivamente il 2016 si è rivelato un anno di letture (ma non solo, fortunatamente) positivo: quasi tutti i libri letti mi hanno lasciato dentro qualcosa.

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Vi propongo pertanto una selezione (non sono in ordine di preferenza) dei dieci titoli che mi sento di consigliarvi.

Sette minuti dopo la mezzanotte, S. Doew e P. Ness: Nasce come libro per ragazzi, vive come libro che dovrebbe essere letto dal mondo intero. Tratta argomenti dolorosi quali la malattia terminale, la paura, il senso di colpa, la morte. Non trovo alcun buon motivo per rimandarne la lettura.

La figlia sbagliata, R. Romagnolo: Speravo che Raffaella Romagnolo vincesse il Premio Strega 2016 con questo romanzo (*). Una madre, un padre, un figlio ed una figlia – sbagliata-. Quattro giornate e tanti flashback. Psicologia dei personaggi impeccabile. Dinamiche familiari ben sviluppate. Finale crudo ma inevitabile.

Lacci, D. Starnone: Primo libro letto di Starnone, non vedo l’ora di recuperare gli altri. Parla del dolore che diviene intergenerazionale. Parla di un matrimonio, dei tentativi di cucirlo, scucirlo, rammentarlo e, soprattutto, parla di tutte quelle emozioni che circondano i vari fili della medesima e dolorosa tela. (*)

L’animale morente, P. Roth: Non è solo una storia di sesso, non è solo una storia d’amore che fa fatica a riconoscere l’alterità, non è solo una storia di un uomo incapace di assumere il ruolo di marito e di padre, non è nemmeno solo una storia di una vita. E’ tutto questo, certo, ma molto di più. (*) #LascalatadeiRoth

Eveyman, P. Roth: Una storia di un uomo qualunque nella parte più dolorosa del ciclo di vita: la sua chiusura. (*#LascalatadeiRoth

Storia del nuovo cognome, E. Ferrante: La saga dell’amica geniale mi ha accompagnato durante i mesi estivi anche se, devo avvisare, si lascia leggere con voracità. Ho scelto di inserire nella Top10 il secondo volume poiché il primo è stata una piacevole rilettura. Non so se esista qualcuno al mondo che ancora non si sia approcciato a questa tetralogia ma, se per caso dovesse esistere, MALE. Recuperare subito.

Otello, W. Shakespeare: La mia #maratonashakesperiana è miseramente naufragata senza una spiegazione logica e sensata alla quarta tragedia. Essa mi ha tuttavia concesso di approfondire le opere del Bardo, studiato più o meno grossolanamente tra i banchi del liceo. Sono rimasta piacevolmente colpita per la costante attualità dei temi trattati ed uno dei buoni propositi letterali del 2017 sarà certamente quello di proseguire con la maratona, nonostante l’anno di ritardo. (*)

Ho deciso di citare anche alcune graphic novel che mi hanno profondamente commossa. Paco Roca è stata una piacevole scoperta, Zerocalcare una straordinaria conferma. Sono straordinariamente belle, tutte e tre. Le parole non bastano per spiegare quello che i disegni sono riusciti ad esprimere.

Rughe, P. Roca: Alzheimer, demenza senile e l’essere anziani al giorno d’oggi. Contiene la mia tavola preferita in assoluto.

La casa, P. Roca: Una famiglia ed il valore dei ricordi.

Kobane Calling, Zerocalcare (*): Non saprei nemmeno come descriverlo. La realtà attraverso i disegni.

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