Follia

follia

Patrick McGrath è uno scrittore inglese contemporaneo, figlio di uno psichiatra che lavorò per molti anni presso manicomi criminali e che pertanto respirò a fondo, fin dalla prima infanzia, il contesto della malattia mentale.
L’autore, nel presente romanzo, sfrutta tutta la sua esperienza diretta per far assumere al lettore una prospettiva nuova, quella del medico psichiatra che sa, osserva, ipotizza e infine agisce.

Follia è il suo primo romanzo che leggo e me ne sono immediatamente innamorata.
Quattro elementi per spiegare la trama (come al solito non amo soffermarmi su questo aspetto, per i più curiosi vi rimando qui , alla quarta di copertina): un manicomio psichiatrico, un’equipe di specialisti, la famiglia di uno psichiatra, un paziente con una diagnosi di disturbo di personalità paranoide ed un violento uxoricidio alle spalle.
Mettete tutti gli elementi in un barattolo, chiudete il coperchio, scuotete con forza: quello che risulterà saranno duecentonovantasei pagine di ammalianti tornenti.

Ho notato che la mia chiave di lettura è stata diversa da quella della maggior parte delle persone (deformazione professionale?): non considero infatti questo romanzo come la prova del “fin dove l’amore può arrivare”, anzi.
Non credo che Follia tratti d’amore, tutt’altro. Follia a mio parere parla della malattia mentale, di come talvolta essa possa essere palese, come nei disturbi psichiatrici (ed il povero Edgar Stark ne è la prova, con i suoi deliri, le sue ossessioni, la sua violenza) e di come invece, talvolta, essa possa essere più subdola ma comunque presente (come nel caso della bella Stella Raphael). Stella presenta una personalità fragile fin dal principio, per motivazioni a noi sostanzialmente sconosciute, precedenti alle vicende narrate. L’incontro con Edgar è come se avesse dato il via ad un effetto domino in un contesto che era già di per sé a rischio. Su questo punto spero di essere chiara: la malattia mentale non nasce dall’oggi al domani ma si sviluppa su un terreno fertile, affaticato per altri mille motivi più o meno passati (vedi teoria dell’attaccamento, vedi MOI, vedi strutture e funzionamento della personalità).

Non sapeva descrivermi cosa si erano detti senza parlare in quei pochi secondi, prima che il loro pensiero tornasse a banalità […] In quell’attimo sospeso, nel patto che avevano stretto senza parole, Stella aveva sentito infrangersi i loro ego separati, e le loro identità fondersi l’una nell’altra: adesso fra lei e Edgar non c’era più differenza, ormai erano una cosa sola, erano, come aveva detto? Inseparabili…

Non è pertanto un romanzo sulle conseguenze dell’amore ma sulle mille sfumature della malattia mentale.

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Molto interessante anche la figura di Peter Cleave, il medico psichiatra (nonché voce narrante) che terrà in cura sia Edgar sia Stella. Ho notato fin da subito tracce di onnipotenza rispetto alla sua figura professionale ma, l’aspetto forse più intrigante del personaggio, ritengo sia l’aver mostrato quanto sia difficile separare la vita privata da quella lavorativa: nel rapporto con Stella, infatti, i sentimenti e le vicende antecedenti la sua malattia confondono la mente del medico e, conseguentemente, lo portano ad effettuare diagnosi parzialmente errate.

La tragedia è un aspetto della vita meno raro di quanto a volte si creda.

Riassumendo:
E’ un libro che si legge tutto d’un fiato? Assolutamente sì.
E’ un libro con molteplici livelli di lettura? Assolutamente sì.
E’ un libro emotivamente forte? Assolutamente sì.
Lo consiglio? Assolutamente sì.

★★★★☆

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